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9 Maggio la forza del ricordo per cercare la Verità – Le storie di Moro e Impastato

Il 9 Maggio 1978 è una data tragicamente storica per il nostro Paese. Due personalità diverse, nell’Italia degli anni di piombo hanno unito l’animo di tutti nel dolore e nello sconcerto per le loro morti, anche queste molto diverse ma allo stesso modo tragiche.

L’omicidio del Presidente Aldo Moro

La mattina all’interno del bagagliaio di una Renault 4 rossa, in via Caetani, a Roma, un luogo scelto non a caso, a metà strada tra le sedi della DC e del PC, la polizia ritrovò il corpo senza vita di Aldo Moro. L’allora Presidente della Democrazia Cristiana fu rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima, in via Fani e tenuto sotto prigionia. L’Accusa dei terroristi nei suoi confronti era di essere l’artefice della «strategia dell’attenzione» verso il PCI per contrastare la «Strategia della Tensione». A segnalare alle autorità di polizia, il luogo del ritrovamento fu una telefonata che è passata alla storia.

La morte di Giuseppe “Peppino” Impastato

Qualche ora prima e qualche chilometro più a sud, a Cinisi in Sicilia, perdeva la vita il giornalista Giuseppe Impastato, meno conosciuto al grande pubblico, ma molto noto nella sua terra dove – dopo aver rotto i rapporti con la propria famiglia per la presenza tra di loro di mafiosi – attraverso le trasmissioni della sua «Radio Aut» si era speso per la denuncia e la lotta alla criminalità. Il suo stile ironico e critico allo stesso tempo, raccontava gli affari criminali del boss locale Gaetano Badalamenti.
Il cadavere di Peppino venne imbottito di tritolo e fatto saltare sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, all’inizio la sua morte venne scambiata per un suicidio. I carabinieri che ritrovano il corpo quella mattina, comunicarono la morte di un terrorista rosso a causa di un attentato fallito. È la determinazione di Giovanni e Felicia, fratello e madre di Peppino, a far emergere la mano mafiosa dietro l’omicidio, riconosciuta solo nel 1984 dal tribunale di Palermo. Nel maggio del 1992 i giudici decisero l’archiviazione del caso, ma nel 2002 — dopo la riapertura chiesta dal Centro di documentazione di Palermo — Badalamenti fu condannato all’ergastolo come mandante.

Aldo politico perché cattolico

Un crudele agguato e uno “scherzo del destino” quelli che colpiscono Moro, viene rapito proprio nella strada che porta il nome del fondatore dell’Azione cattolica, Mario Fani, l’associazione di cui il presidente democristiano aveva fatto parte negli anni giovanili, poi con l’impegno nella Federazione degli universitari cattolici (Fuci) e all’interno del Movimento laureati, realtà di intellettuali che aveva contribuito in maniera decisiva all’elaborazione e poi alla stesura della Carta costituzionale.

Durante l’omelia della Domenica delle Palme del 2008, mons. Raffaele Nogaro vescovo di Caserta, dichiarò che: «La Chiesa dovrebbe preoccuparsi della causa di beatificazione di Aldo Moro» definendo lo statista «uno dei più alti esempi di misericordia». Il pastore raccontò di aver incontrato Moro e di essere rimasto «impressionato dal particolare che ogni suo gesto fosse improntato alla solidarietà e all’uguaglianza, alla santità».

L’attività politica di Aldo Moro fu sempre all’insegna della moderazione, del dialogo e della ricerca del compromesso e dell’accordo tra le diverse parti politiche. Fin dai tempi dell’Assemblea Costituente, alla quale partecipò come deputato della DC, Moro applicò il dialogo e la ricerca di convergenza tra le parti in causa nella sua opera politica. Si fece promotore delle istanze più solidali del gruppo vicino alle posizioni di Giorgio La Pira e di Giuseppe Dossetti; era il “personalismo cattolico” per cui il ruolo e la funzione dello Stato erano da vedere nel rispetto della persona umana: lo Stato era in funzione dell’uomo e del cittadino e non viceversa.
La sua intera carriera politica fu svolta nell’ispirazione della Dottrina Sociale della Chiesa, nella ricerca continua del Bene comune, provando a praticare quella politica che papa Paolo VI definì come la forma più alta di carità.

Il presidente Moro, per il quale è in corso una causa di beatificazione, è stato testimone di fede autentica fino alla fine. Uno dei sui ultimi gesti in vita fu quello di perdonare, sull’esempio di Gesù, i suoi rapitori, carcerieri e assassini.

Le opere cinematografiche

A far conoscere la figura di Impastato al pubblico è stata anche la pellicola «I cento passi» del regista Marco Tullio Giordana (2000), ricordando la distanza che separava, a Cinisi, la casa degli Impastato da quella dell’assassino.

Numerose anche le opere cinematografiche e televisive sulla vita, il rapimento, la prigionia e l’assassinio del presidente Moro.

Giornata nazionale per le vittime del terrorismo

Con la Legge numero 56 del 2007, la giornata del 9 maggio è stata dedicata a «tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice». Modelli positivi di impegno civile e morale. Perché, come ricordò nel 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, «ricordare significa anche non rassegnarsi mai nella ricerca della verità».

 

 

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