Attualità

Abbracciamoci a Silvia

In molti speravano che da questo tempo di pandemia e di isolamento forzato, sarebbe uscita un’Italia più forte. Una forza caratteriale ma, soprattutto, spirituale.
In tanti si auguravano che le lunghe giornate da “reclusi” potessero favorire un’introspezione personale e collettiva nel profondo dell’animo di se stessi. Nelle prime settimane la maggior parte dei cittadini si sono sostenuti a vicenda, l’aiuto al vicino in difficoltà, l’assistenza all’anziano o alla famiglia della porta accanto era diventata una straordinaria, umana, routine.

E’ certo che col passare delle settimane ha cominciato ad incalzare un nervosismo figlio delle mancanze subite. Diventava tutto un accumulo di stress: attendere per la spesa di generi alimentari, attendere per accedere in farmacia, attendere che arrivassero le tanto acclamate e ricercate mascherine, attendere  e attendere. Una parte del paese resisteva e continuava ad interpretare questo tempo come favorevole per guardare dentro se stessi e per spendersi nell’aiuto reciproco.

Da domenica scorsa, esattamente dalle 14:30, sembra già si sia vanificato il tutto. È bastato vedere una giovane di 24 anni, Silvia Romano, scendere da un volo di stato sorridente, (ri)abbracciare i propri genitori, ma con abiti “non occidentali”, per far scattare una terribile e mortificante polemica aperta su vari fronti.

Mortificante la polemica politica, l’insistenza per sapere o supporre di sapere, come siano andate le trattative dell’intelligence, che per mesi ha operato per una liberazione di una cittadina, permettendosi di dubitare anche sul fatto che sia stato giusto o sbagliato pagare (eventualmente) un riscatto. Senza chiedersi cosa abbia patito realmente Silvia Romano in un anno e mezzo di prigionia.

Piccola la polemica “igienico-sanitaria” sulla storia delle distanze non rispettate a Ciampino, ci sarebbe da tenere una lezione sulla prospettiva, per quel che riguarda il Presidente Conte e il Ministro Di Maio. Non basterebbe un corso intensificato sull’Amore per capire il desiderio, la gioia, la felicità di un padre, una madre e una figlia nel potersi abbracciare (anche quando non si dovrebbe) dopo mesi, settimane, giorni e ore di angoscia, di paura e di terrore, emozioni che evidentemente i puristi perbenisti ligi al dovere delle distanze non hanno mai provato. E poi, magari, sono gli stessi che distribuiscono richieste di aperture, di spiagge e di vacanze per alleviare la calura estiva.

Razzista e ignobile la polemica filo-religiosa che di religioso non ha niente. Per il mio modesto parere chi in una situazione di difficoltà, di paura e di angoscia (credo siano solo alcune delle sensazioni provate da Silvia in questi mesi) ha trovato la forza di cercare Dio, di conoscerlo e di trovarlo attraverso una fede che, certamente non è la mia, ma non è da definire giusta o sbagliata. La fede per Silvia, probabilmente, sarà stata l’unica mano tesa alla quale aggrapparsi durante la prigionia o l’unica condizione di vera e propria sopravvivenza.
Se mi definisco cattolico e mi perdo in certi attacchi, c’è qualcosa che non va. Non posso professarmi appartenente a quella Chiesa che ancora oggi si sta evolvendo, che cerca il dialogo con altre religioni, che quando si spende per aiutare l’altro, al massimo, chiede solo il nome del fratello che ha bisogno.

Silvia è una giovane che con coraggio, a 23 anni, ha deciso di cooperare con le organizzazioni umanitarie, per una missione che l’ha spinta a migliaia di chilometri da casa, sperando di fare del bene.
Silvia è una giovane che con felicità si è spinta fin laggiù non immaginando minimamente di ritrovarsi rapita e prigioniera per più di un anno, è partita col sorriso sulle labbra e dopo quanto ha vissuto è tornata, ancora, col sorriso.
Silvia è una giovane che in un momento di prova ha trovato una fede, come faro nella notte, ha vissuto la stessa esperienza che, probabilmente, molti fedeli, di qualsiasi religione, ma in situazioni ben diverse, hanno vissuto nella loro vita.
Silvia è una figlia che ha ritrovato una casa e una famiglia, che sembrava persa, che era smarrita, e che desiderava riabbracciare prima di qualunque altro gesto mai pensato, quell’abbraccio che non ha dispensato, quell’abbraccio così grandemente attaccato ma che è la risposta più silenziosa e amorevole per i terroristi da tastiera.

La celebre poesia del Leopardi può regalare dei versi anche per la Silvia di cui tutti parlano oggi:

Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno…
…Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!…

Abbracciamoci ancora a Silvia, che resta figlia, donna, italiana aldilà di come sia vestita.

 

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