Il Don risponde

Il segno delle infinite possibilità e del ricalcolo

*don Antonio Romaniello

 

Sarebbe interessante chiedere a ciascuno di “raccontare”, con una immagine, la propria idea del Sacramento della Riconciliazione, per spalmarle tutte su una tela in uno scenario di pluriformi figure e colori. Ne verrebbe, sono certo, un quadro fitto fitto delle più svariate figura divergenti e cozzanti tra loro.

Se anche si volesse fare questo gioco attingendo solo al personale ricordo di questo Sacramento, si avrebbe comunque uno scenario alquanto variegato. Sono certo che si passerebbe da immagini di angoscia obbligante a tetre violazioni dell’intimità, passando per inutili finzioni o freddi elenchi di errori, fino ad arrivare a scenografie di pacificante serenità.

Non che questa scansione possa ritmare la vita spirituale di ciascuno senza presentare ripensamenti, tutt’altro, l’esperienza che si fa della Riconciliazione è certamente altalenante, proprio come l’andamento della vita interiore.

Quello della Riconciliazione è un Sacramento che, se mal inteso, potrebbe essere una vera e dolorosa violazione dell’intimità, fino al punto di toccare e scorticare dolorose ferite interiori, ma che, se vissuto bene, può essere un vero toccasana dell’anima e dello spirito.

Partiamo dalla definizione.

Diciamo Sacramento e intendiamo un segno efficace che conferisce la grazia che significa.
Cioè, in modo misterioso e umanamente inspiegabile, rende reale ciò che è nell’essenza stessa di quel segno: nel nostro caso, perdona i peccati. Ed è detto efficace perché in esso agisce Cristo stesso: è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. (cf. CCC 1127).

Per intenderci propongo un’analogia. In principio «Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu» (Gen 1,3) oggi Dio dice, per mezzo del ministro “Io ti assolvo”. E i peccati sono perdonati.

Compreso cosa intendiamo con il termine Sacramento, scendiamo nello specifico.

Nel corso della nostra vita cristiana avremo avuto a che fare con almeno tre modi di denominare il segno di cui ci stiamo occupando: Confessione, Penitenza, Riconciliazione. Ognuna di queste definizioni delinea una sfaccettatura e un modo di percepire questo rito.

Il termine Confessione pone l’accento sull’accusa dei peccati: il dire in modo sincero e chiaro le colpe di cui si vuole chiedere perdono al Signore. Parte essenziale, ma non unica della celebrazione. La dicitura Penitenza conduce subito l’attenzione sull’atto espiativo, cioè il dover “pagare” per il male commesso. Anche qui, corretto ma non del tutto soddisfacente. Il termine Riconciliazione, infine, rimanda al ristabilire la pace con Dio, offeso dai nostri peccati.

Non sto qui a questionare su come dovremmo chiamare effettivamente questo Sacramento, ma ho voluto soffermarmi qualche attimo sulla denominazione perché ritengo che il modo di chiamare le cose effettivamente influisca sul modo di percepirle.

Così se l’attenzione è ferma alla denuncia dei peccati, ci si sentirà sotto accusa e si faticherà molto a ad essere sinceri, onesti e pacificati. Se ci si concentra sulla penitenza, si tenterà di sminuire i peccati, sperando in una pena non troppo gravosa. Se ci presta troppa attenzione al bisogno di essere riconciliati, si tenterà a giustificarsi per essere accolti con maggiore benevolenza e minore giudizio.

Non so, ipotizzo anche a partire dall’esperienza personale. Certo è che nel Sacramento della Riconciliazione (o come dir si voglia), più che in ogni altro Sacramento, gioca un ruolo fondamentale il coinvolgimento psicologico e la capacità di essere onesti e chiari con se stessi.

Dunque? Occorre una opzione fondamentale!

Ritengo impossibile parlare del Sacramento della Riconciliazione senza tener in alta considerazione una scelta di fondo, che possiamo chiamare opzione fondamentale (scelta di fondo, adesione alla vocazione o come vi pare).

Provo a spiegarmi.

Con il Battesimo ognuno è stato inserito in un cammino da costruire giorno dopo giorno per tutto il corso della vita. Ci sono due modi per strutturare la propria vita spirituale (o cristiana o da battezzati… insomma, scegliete il termine che più vi aggrada): vivere alla giornata prendendo o lasciando quello che capita; avere un’idea ben precisa lasciando spazio a possibilità di cambiamento e rimodellamento.

Chi sceglie la seconda modalità opera un’opzione fondamentale, cioè imposta il “maps” della propria storia sapendo dove vuole arrivare.

Insomma, tale opzione fondamentale interessa la sfera volitiva della persona che è chiamata a scegliere di vivere con serietà e responsabilità la propria vocazione alla santità, cioè alla vita cristiana. È essenziale, dunque, che ognuno scelga di intraprendere questo cammino di vita spirituale e che, quindi, si senta protagonista di questa storia. Per questo è essenziale lasciar scegliere liberamente a ciascuno l’intensità, le modalità e le forme con cui aderire alla proposta di fede, così che esso si senta spinto a rispondervi con coerenza e responsabilità strutturando scelte di vita conformi ai principi evangelici e acquisendo gradualmente competenze per l’esercizio della vita spirituale.

Ricalcolo percorso

In che modo entra in tutto ciò la Riconciliazione sacramentale?

Quando si è impostato il navigatore per un viaggio la strada da seguire è ben delineata, ma non è raro che si sbagli un incrocio, che si provi il desiderio di sperimentare una strada diversa, che ci si distragga e si finisca fuori strada, che l’aggeggino perda la connessione e ci sia un momento di vuoto o che ci si trovi coinvolti in un incidente che blocca il cammino.

Se queste possibilità sono da tenere in considerazione ogni volta che ci si mette al voltante della propria auto, occorre che si tengano in maggiore considerazione quando ci si mette alla guida della propria vita. La meta è chiara e anche l’itinerario, ma spesso gli imprevisti ostacolano la fluidità del percorso. Cosa fare in tal caso? Ci si arrende? Si guarda alla propria fragilità e si getta la spugna? È una possibilità, ma certamente non la migliore.

Il Sacramento della Riconciliazione è l’occasione che il Signore ha voluto regalare per porci dinnanzi a lui e dirgli: “Gesù, mi ero proposto di seguirti, avevo studiato per bene la strada e ci avevo messo tutto l’impegno. Sono stato distratto e debole e sono uscito fuori strada. Mi dai una seconda possibilità?” …e Gesù non nega mai una seconda, una terza, una quarta… una miliardesiama possibilità a chi glie lo chiede.

C’è di più. Magari si è finiti nella cunetta e, amen: una bella sterzata, un colpo ben assestato all’acceleratore e si riparte, ma spesso si è sbagliato strada e magari si è viaggiato per lungo tempo in una direzione non corretta. Il Sacramento offre l’opportunità di ricalcolare il percorso e di riprendere la strada che, chissà, perfino permetterà di intravedere paesaggi o situazioni che non si avrebbe avuto l’opportunità di ammirare.

Tutto qui. Infinite possibilità e ricalcolo del percorso.
Ecco la mia immagine del Sacramento della Riconciliazione.

Sarebbe stato certamente più scenografica l’immagine di Dio assiso nel suo trono e di me prostrato ai suoi piedi per implorare pietà dei crimini commessi, oppure di Dio che assegna imprese eroiche o dure punizioni per ripagare il male compiuto. Ma sono contento che il Signore abbia lasciato a me il posto di guida della mia vita e si sia seduto accanto per farmi rientrare in carreggiata ogni volta che sbando.

*Diocesi di Teggiano-Policastro

 

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