Parole da Papa

La Pentecoste di papa Francesco: Messa e Regina coeli (Video)

Foto Vatican News
Domenica di Pentecoste intensa per il santo padre Francesco che, dopo aver recitato il rosario con centinaia di santuari nel mondo, lo scorso sabato, ieri ha vissuto la gioia di tornare a rivolgersi ai fedeli dalla finestra di piazza San Pietro.

Lo Spirito mette insieme i diversi

Durante l’omelia nella Messa di Pentecoste, in San Pietro, caratterizzata dalla presenza di poche persone distanziate secondo le norme anti-coronavirus, Francesco ricorda l’opera dello Spirito Santo nella vita degli Apostoli e della prima Chiesa “oltre i recinti di una fede timida e guardinga”.  Il pontefice ha ricordato come nella Chiesa delle origini, come in quella di oggi “ci sono diversità, ad esempio di opinioni, di scelte, di sensibilità”, ma il “principio di unità è lo Spirito Santo”.

“Lo Spirito Santo è quell’uno che mette insieme i diversi; e che la Chiesa è nata così: noi, diversi, uniti dallo Spirito Santo. Lo Spirito viene a noi, con tutte le nostre diversità e miserie, per dirci che abbiamo un solo Signore, Gesù, e un solo Padre, e che per questo siamo fratelli e sorelle! Ripartiamo da qui, guardiamo la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo. Il mondo ci vede di destra e di sinistra, con questa ideologia, con quell’altra; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. II mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto: per Lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico”.
Con queste parole il pontefice invita la Chiesa universale ad essere unita attraverso l’opera di colui che unisce: lo Spirito Santo.

Armonia e unità

“A Pentecoste gli apostoli comprendono la forza unificatrice dello Spirito. La vedono coi loro occhi quando tutti, pur parlando lingue diverse, formano un solo popolo: il popolo di Dio, plasmato dallo Spirito, che tesse l’unità con le nostre diversità, che dà armonia perché nello Spirito c’è armonia. Lui è armonia”.
Non erano tutti uguali, di certo, gli apostoli. Gesù li aveva scelti per le loro unicità e non li aveva resi tutti simili o uguali tra di loro è l’opera dello Spirito che li rende simile, e dal Cenacolo che diventano una cosa sola.

“E gli Apostoli vanno: impreparati, si mettono in gioco, escono. Un solo desiderio li anima: donare quello che hanno ricevuto. Giungiamo finalmente a capire qual è il segreto dell’unità, il segreto dello Spirito. È il dono. Perché Egli è dono, vive donandosi e in questo modo ci tiene insieme, facendoci partecipi dello stesso dono”.
Ricorda ancora il Papa, che gli Apostoli per la loro missione evangelizzatrice “non preparano una strategia, non hanno un piano pastorale”. E che lo Spirito “non vuole che il ricordo del Maestro sia coltivato in gruppi chiusi”, in cenacoli dove “si prende gusto a fare il nido”. Lo Spirito spinge “oltre i recinti di una fede timida e guardinga”. Nella Chiesa – sottolinea il Papa – lo Spirito garantisce l’unità a chi annuncia.


Famiglia cristiana

Dio agisce donando

“Ma se abbiamo nel cuore Dio che è dono, tutto cambia. Se ci rendiamo conto che quello che siamo è dono suo, dono gratuito e immeritato, allora anche noi vorremo fare della vita un dono. E amando umilmente, servendo gratuitamente e con gioia, offriremo al mondo la vera immagine di Dio. Lo Spirito, memoria vivente della Chiesa, ci ricorda che siamo nati da un dono e che cresciamo donandoci; non conservandoci, ma donandoci”.
“Il segreto dello Spirito è il dono” sottolinea il Papa, aggiungendo che il Signore “non si comporta prendendo, ma donando”. Da come intendiamo Dio, spiega Francesco, dipende il nostro modo di essere credenti. “Se abbiamo in mente un Dio che prende e si impone, anche noi vorremo prendere e imporci: occupare spazi, reclamare rilevanza, cercare potere”.

I tre nemici del dono

“Ci troviamo nella carestia della speranza e abbiamo bisogno di apprezzare il dono della vita, il dono che ciascuno di noi è. Perciò abbiamo bisogno dello Spirito Santo, dono di Dio che ci guarisce dal narcisismo, dal vittimismo e dal pessimismo”.
Il Papa indica tre nemici in ciò che “ci ostacola nel donarci”. Narcisismo, Vittimismo e Pessimismo. Il narcisismo fa vedere lo “specchio”, “fa idolatrare sé stessi, fa compiacere solo dei propri tornaconti”. Il vittimismo, “il dio-lamentela”, porta a pensare che “nessuno ci comprenda e provi quello che proviamo noi”. Il pessimismo, “il dio negatività”, fa “vedere tutto nero”. Ma pensando così, osserva il Papa, “quello che sicuramente non torna è la speranza”.

Vieni Spirito Santo

Infine il papa rivolge un’invocazione al Paraclito:
“Spirito Santo, memoria di Dio, ravviva in noi il ricordo del dono ricevuto. Liberaci dalle paralisi dell’egoismo e accendi in noi il desiderio di servire, di fare del bene. Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi. Vieni, Spirito Santo: Tu che sei armonia, rendici costruttori di unità; Tu che sempre ti doni, dacci il coraggio di uscire da noi stessi, di amarci e aiutarci, per diventare un’unica famiglia”.

Il ritorno dei fedeli in Piazza San Pietro

Tanti i fedeli che sono tornati in Piazza San Pietro e si sono radunati, osservando le distanze di sicurezza, alla finestra dello studio privato del Pontefice, per assistere alla preghiera del Regina coeli. Il santo padre Francesco, rivolgendosi loro, ha detto: “Oggi che la piazza è aperta possiamo tornare, è un piacere“.
dallo scorso 8 marzo il Papa, adeguandosi alle norme anti assembramento per la pandemia del coronavirus, si era spostato all’interno della Biblioteca del Palazzo Apostolico per la recita dell’Angelus.

Le parole al Regina Coeli

Parlando della Pentecoste, il Papa ha ricordato che col suo perdono Gesù fa della Chiesa nascente “una comunità riconciliata e pronta alla missione”. E alla fine ripete: la crisi del coronavirus chiede il coraggio “di essere migliori di prima” per “costruire positivamente la post-crisi della pandemia”

“Perdonando e radunando attorno a sé i discepoli, Gesù fa di essi una Chiesa, la sua Chiesa: che è una comunità riconciliata e pronta alla missione. Riconciliata e pronta alla missione. Quando una comunità non è riconciliata, non è pronta alla missione: è pronta a discutere dentro di sé, è pronta alle [discussioni] interneL’incontro con il Signore risorto capovolge l’esistenza degli Apostoli e li trasforma in coraggiosi testimoni”.

E questo perché “Gesù perdona: perdona sempre, e offre la sua pace ai suoi amici. Non dimenticatevi: Gesù non si stanca mai di perdonare. Siamo noi, che ci stanchiamo di chiedere perdono”

“Proprio per animare la missione, Gesù dona agli Apostoli il suo Spirito: «Soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (v. 22). Lo Spirito Santo è fuoco che brucia i peccati e crea uomini e donne nuovi; è fuoco d’amore con cui i discepoli potranno ‘incendiare’ il mondo, quell’amore di tenerezza che predilige i piccoli, i poveri, gli esclusi… Nei sacramenti del Battesimo e della Confermazione abbiamo ricevuto lo Spirito Santo con i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, conoscenza, pietà, timore di Dio. Quest’ultimo dono – il timore di Dio – è proprio il contrario della paura che prima paralizzava i discepoli: è l’amore per il Signore, è la certezza della sua misericordia e della sua bontà, è la fiducia di potersi muovere nella direzione da Lui indicata, senza che mai ci manchino la sua presenza e il suo sostegno”.

Lo Spirito Santo dono per la famiglia umana

Il Papa poi ha sottilenato che “abbiamo tanto bisogno della luce e della forza dello Spirito Santo! Ne ha bisogno la Chiesa, per camminare concorde e coraggiosa testimoniando il Vangelo. E ne ha bisogno l’intera famiglia umana, per uscire da questa crisi più unita e non più divisa. Voi sapete che da una crisi come questa non si esce uguali, come prima; si esce o migliori o peggiori. Che abbiamo il coraggio di cambiare, di essere migliori, di essere migliori di prima e poter costruire positivamente la post-crisi della pandemia”.

 

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