Il Don risponde

La Trinità, una storia di relazione

*di don Gianfranco Maisto

La fede in Dio uno e trino è uno delle tre grandi verità e misteri della nostra fede (gli altri due sono: l’Incarnazione del Verbo; la Santissima Eucarestia).

Cosa ci ha fatto ripensare all’immagine del nostro Dio in modo trinitario?

Gli antichi titoli che leggiamo nell’Antico Testamento, come: il Dio di Abramo Isacco e Giacobbe; il Signore degli eserciti; Creatore del cielo e della terra. Ma senz’altro, il momento più importante per la nostra fede e dello svelamento di questa realtà è: la passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo.
Gesù fin da piccolino dalle sue parole ed episodi della sua vita, manifesta l’esistenza di un Padre, ad esempio l’episodio del suo smarrimento, per tre giorni, a Gerusalemme ( Lc 2,49); come pure nel momento della sua discesa nelle acque del Giordano per ricevere il battesimo, si legge in Lc 3,21-22: «il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo […], e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”».; infine sulla croce Gesù nei sui ultimi respiri dirà: «Padre nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46; Gv 19,30).
Questi e tanti altri discorsi, frasi ed episodi, ci mostrano nei vangeli come Dio non sia una monade, ma trinitario.

Ma è da qui che nel tempo, inizia il “bello”.
Pensare un Dio uno e trino, uguale nella natura, distinto nelle persone, cominciò a far riflettere i credenti che dovevano (spiegare) annunciare questo mistero, venendosi a creare diversi pareri di questa verità di fede.
Per questo motivo, la Chiesa, nel 325 e nel 381 d.C. rispettivamente a Nicea e poi a Costantinopoli, si riunì in Concilio ed elaborò quella forma di Credo (quello lungo), che tutte le domeniche recitiamo nelle nostre parrocchie, che cerca di esprimere il mistero della nostra fede rivelata da Gesù.

Come intendere, allora, questo mistero?

Noi recitiamo nella formula della professione di fede che questa si fonda sul credere in un unico Dio, in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. E’ da comprendere che per persona intendiamo non tre individui come noi possiamo pensare l’essere umano, ma tre modi sussistenti di relazione: dove il Padre è colui che crea, il Figlio è colui che salva e lo Spirito è colui che santifica; e tutti partecipano della stessa natura divina.
E’ solo la categoria della “relazione” (essere per…), che può tenere in unità questi tre modi di essere.
Per spiegarci meglio: non si tratta di compiere una addizioni di tre individui, ad esempio: 1+1+1=3, ma una “moltiplicazione”: 1x1x1=1. L’ “essere per” l’altro ci fa essere una sola cosa.

Ricordiamoci che questa realtà della nostra fede è compresa ed esplorata, sotto l’ispirazione e il dono dello Spirito Santo, donato da Gesù alla sua Chiesa attraverso il tempo, entrando nel vissuto umano utilizzando il suo linguaggio, quello cioè che Gesù ha scelto per far conoscere le realtà del Regno.
Questo mistero è, quindi, sì immutabile, ma mai pienamente colto o esaurito in se stesso, in quanto immenso per la nostra comprensione.

Sant’Agostino proprio in riferimento al mistero della Trinità, racconta che: mentre passeggiava sulla riva del mare e rifletteva su questo argomento, si accorse di un bambino che con una conchiglia in mano versava l’acqua del mare nella buca da lui fatta. Incuriosito da questa operazione, Agostino chiese al bambino che cosa stesse facendo, e il fanciullo replicò che voleva travasare il mare nella buca. Agostino divertito, spiegò l’impossibilità della sua impresa, ma il bambino, fattosi serio d’un tratto, lo incalzò dicendogli:« Anche per te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del mistero trinitario». E sparì.

Detto questo non preoccupiamoci se non sempre riusciamo a concepire questa verità o anche altre verità della nostra fede, poiché non è il conoscere o il capire totalmente, tutte le verità di fede, che rende più grande o piccola la nostra fede in Gesù (Gv 16,19-33), ma è la relazione che si costruisce con Lui ogni giorno. E la relazione col Signore si costruisce e si cura sia che si abbia un dottorato in astrofisica, o che si sia analfabeta. Non è il molto sapere, ma l’essere come Lui, una sola cosa con il Padre, che ci permetterà di assomigliare a Dio trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo ( Gv 17,18-21).

*diocesi di Aversa

 

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