Catechesi

Per vivere secondo lo Spirito. Registi della propria vita.

Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? (I Cor 6,19).

Con questa espressione San Paolo scriveva agli abitanti di Corinto che, convinti nella loro cultura, pensavano al corpo come strumento di peccato, “prigione per l’anima” come la definì Orfeo nelle sue opere.
E’ stato Gesù, come scrive Paolo, a dare valore al corpo ospitando lo Spirito del Divino.

Ma cos’è la spiritualità?

Possiamo sicuramente dire che la spiritualità non è spiritismo: quest’ultimo, definito da alcuni autori, sul finire dell’ottocento, è dedito alle “conversazione con gli spiriti” che però ha bisogno di un mediatore (il medium) per l’invocazione e il dialogo.
Spiritualità non è nemmeno spiritualismo: questo prevede un cammino spirituale che richiede un distacco da tutte le cose materiali, un allontanamento dagli affetti per giungere all’obiettivo di un isolamento e un distacco dal proprio corpo. Si può ritrovare nelle pratiche religiose del buddismo.

La spiritualità è senz’altro una dimensione diversa anche dalla preghiera, nonostante vengano spesso accostate, quel che è certo è che hanno bisogno entrambe dell’altra. La spiritualità è senz’altro una dimensione laicale per eccellenza: poiché si costruisce, si coltiva e viene vissuta attraverso la vita quotidiana, giorno per giorno. Si può dire che essa è vita concreta verso lo Spirito. Per la cura della propria spiritualità sono fondamentali le relazioni affettive, quelle che viviamo ogni giorno, la spiritualità non ci chiede di isolarci ma l’esatto contrario: essere uomini e donne di relazione, sono proprio i legami forti e profondi ad assere fondamentali per la nostra spiritualità.
Lo stesso Gesù nella sua missione e nell’edificazione della prima chiesa basa tutta la sua opera sugli affetti, Cristo ha vissuto secondo lo spirito e ha costruito una comunità nella quale circola affetto, come amici e fratelli curano e vivono quest’affetto con la preghiera, pregando insieme l’uno per l’altro.

Cos’è, invece, il corpo?

La resurrezione del corpo può definirsi come la raccolta della nostra vita concreta. Il corpo, dunque, può essere definito il diario della propria vita, è nel proprio corpo che la vita scrive tutto ciò che facciamo e e viviamo. E’ il nostro io che si realizza negli anni e si esprime attraverso i segni del proprio corpo.
Si può dire che noi non siamo solo corpo, non abbiamo solo un corpo, ma viviamo con corpo e anima le due dimensioni del nostro essere. Non è da cristiani far prevalere lo spirito sul corpo e nemmeno far prevalere il corpo sullo spirito; si rischia di tornare ad assumere la mentalità degli abitanti di Corinto che Paolo incontra nei primi anni della chiesa, si tende a pensare che il corpo appartenga alla terra, e dunque al peccato e l’anima, lo spirito, che va’ verso il cielo.

La nozione stessa di peccato non è riferita al solo corpo o alla sola anima, ma a tutto l’uomo nella sua interezza di corpo e spirito. Possiamo dunque arrivare alla conclusione che alla base del concetto di materialismo c’è, senz’altro, una frattura tra i concetti di corpo e anima.

La cura della vita nello Spirito

La nostra vita spirituale non è una fotografia, che resta identica col passare degli anni. Il cristiano non è un fotografo che ferma la propria vita spirituale in un’istantanea, ma è un regista che mette in moto e dirige la propria vita continuando a tenerla viva e in movimento.
Per avere una vita vissuta secondo lo spirito possiamo ritrovare e curare tre dimensioni:
l’intelligenza, che possiamo definire come quella capacità di guardarsi dentro; la volontà, ovvero la voglia di fare, di “concretizzare” la propria vita attraverso delle opere e delle azioni quotidiane; gli affetti, la prima dimensione della nostra vita, la prima esperienza che facciamo, la culla delle capacità umane.

 

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