Storie di Santità

Santo del giorno: San Bonaventura

Bonaventura da Bagnoregio visse a cavallo della metà del XIII secolo, in un’epoca in cui la fede cristiana, penetrata profondamente nella cultura e nella società dell’Europa, ispirò imperiture opere nel campo della letteratura, delle arti visive, della filosofia e della teologia. Tenendo presente velocemente le condizioni ambientali di quel torno di tempo, di rinnovamento e di crisi, colpisce la sicurezza con cui Bonaventura affronta le varie situazioni con grande carattere e sicura certezza, manifestando uno spirito perfettamente guidato da un fine ben determinato, ossia l’amore di Dio e le vie che a Dio conducono, specialmente con la scienza della teologia.
Per realizzare tale fine, Bonaventura non esita ad accogliere sia dai pensatori precedenti sia dai contemporanei tutto ciò che gli permette di realizzare il suo disegno, permettendogli di formarsi un pensiero proprio e autonomo, il cui tono e carattere non è prescindibile dalla preoccupazione di guida intellettuale dell’Ordine francescano e del legame fideistico e mistico insieme. E questo spiega il motivo per cui la fede e la certezza assoluta del dato rivelato sono alla base della sua esperienza intellettuale e spirituale sempre finalizzata all’amore di Dio, la cui bontà e bellezza si manifestano nel grande libro del creato, le cui pagine sono penetrate di significati e di simboli della bontà di Chi l’ha “scritto”. Lettura già fatta poeticamente da Francesco d’Assisi nel suo Cantico delle creature.

La vita

Nato probabilmente a Bagnoregio (Viterbo) nel 1217 e morto nel 1274 a Lione in Francia. Il borgo natio sorge sulla cima di un colle vicino al lago di Bolsena, minacciato da continue frane, e per questo è detto “la città che muore”. Il suo nome di battesimo è Giovanni, come quello del padre, Giovanni di Fidanza, medico di professione. Solo quando entrò nell’Ordine minoritico, a Parigi nel 1243, prese il nome di Bonaventura. Sua madre, Maria di Ritello, era una donna semplice pia e devota di san Francesco d’Assisi. Non sembra verosimile che Bonaventura abbia conosciuto personalmente san Francesco. L’episodio della sua guarigione miracolosa per intercessione di San Francesco è posteriore alla morte dell’Assisiate.
La prima formazione culturale l’ha ricevuta nel suo paese nativo, presso il locale convento dei frati minori, secondo l’uso del tempo. A diciotto anni, verso il 1235, si recò a Parigi per frequentare la Facoltà delle Arti di quella Università, ritenuta la “culla degli studi”. A Parigi conobbe Alessandro di Hales: Maestro nella facoltà delle arti, prima del 1210; poi Maestro di teologia (negli anni 1229-31); entrato nell’Ordine francescano (1235-36) assicurò all’Ordine la prima cattedra nello studio parigino, (una seconda cattedra l’Ordine l’avrà poi con Giovanni de la Rochelle, nel 1238).
Probabilmente, l’esempio e l’influenza di Alessandro di Hales furono l’occasione per Giovanni di Fidanza di farsi francescano ed entrare nello studium (scuola interna) dei Minori di Parigi. Così, dopo il conseguimento del titolo di magister artium (1235-1243), entrò nell’Ordine nel 1243 e iniziò contemporaneamente gli studi di Teologia presso lo studium minoritico. Nel 1244, dopo il noviziato trascorso nel convento di Parigi, entrò definitivamente nell’Ordine, con il nome di frate Bonaventura, ascritto alla Provincia romana dalla quale proveniva per nascita.
Nel 1248, dopo i cinque anni di teologia, conseguì il titolo di baccalaureus biblicus, con i maestri francescani Alessandro di Hales e Giovanni de la Rochelle (che entrambi morirono nel 1245), e poi di Eudes Rigaud (che nominato arcivescovo nel 1247, lasciava l’insegnamento) e di Guglielmo di Melitone, sotto la cui guida fu incaricato della “lettura cursoria”, ossia in senso letterale della Bibbia. Dopo questo biennio di tirocinio, Bonaventura conseguì, nel 1250, il grado di baccalaureus sententiarius; e nei due anni successivi cominciò le sue lezioni sulle Sententiae di Pietro Lombardo. Il risultato di queste lezioni fu la stesura del Commentarius in quattuor libros Sententiarum, la più monumentale delle sue opere, che, ben presto, divenne il testo ufficiale della stessa facoltà di teologia.

Questa importante introduzione significò dare un’impostazione sistematica allo studio della teologia, e, di conseguenza, anche un carattere formale di scienza. Secondo lo schema già presente nel testo di Pier Lombardo, i quattro libri, di cui si compone l’opera, espongono gli argomenti nel seguente ordine: Dio (vol I: de Dei unitate et trinitate); Creazione e Uomo (vol II: de rerum creatione et formatione corporalium et spiritualium); Redenzione (vol III: de incarnatione et humani generis reparatione); e Sacramenti e Giudizio finale (vol IV: de sacramentis et novissimis).

Lotta contro gli ordini mendicanti

Alla fine dell’anno accademico 1252, Bonaventura avrebbe dovuto conseguire la licentia docendi in teologia. Ma proprio in quell’anno scoppiò la terribile lotta dei maestri secolari contro le scuole e i maestri degli ordini mendicanti; di conseguenza, per un certo periodo, i maestri “regolari” (o religiosi), non furono riconosciuti ufficialmente dall’Università.

L’ostilità affonda le radici nel secolo XII, quando la concezione ecclesiale altomedievale si era espressa contro i movimenti religiosi popolari e pauperistici, condannandoli come eretici. La nuova politica di Innocenzo III, invece, li aveva inseriti nel corpo vivo della Chiesa, alle dirette dipendenze del papato. In seguito, le continue esenzioni e i privilegi accordati dai papi agli Ordini mendicanti non solo avevano intaccato il prestigio e il potere del clero diocesano, ma gli procurarono anche dei danni economici. E quando gli Ordini mendicanti penetrarono nell’Università e costituirono proprie scuole, l’ostilità del clero crebbe a dismisura, tanto che spesso scoppiavano delle crisi interne alla stessa Università.

La tensione tra i maestri secolari e gli Ordini mendicanti si acuì maggiormente, nel 1254, quando il francescano Gerardo di Borgo San Donnino pubblicò la Concordia Novi et Veteris Testamenti di Gioacchino da Fiore, premettendo a essa un Liber introductorius in evangelium aeternum, in cui annunciava l’avvento di una “nuova età dello Spirito Santo” e di una “Chiesa cattolica puramente spirituale fondata sulla povertà”, profezia che si doveva realizzare – secondo Gioacchino da Fiore – attorno al 1260.
I maestri secolari, oltre denunciare la pubblicazione di Gerardo al papa Innocenzo IV, chiesero anche la revoca di tutti i privilegi agli Ordini mendicanti. In conseguenza di questo, il Papa annullò i privilegi concessi agli Ordini mendicanti. E il nuovo papa Alessandro IV condannò il libro di Gerardo con la lettera Libellum quemdam del 23 ottobre 1255, prendendo tuttavia posizione a favore degli Ordini mendicanti e senza più porre limiti al numero delle cattedre che essi potevano ricoprire. I Maestri secolari rifiutarono queste decisioni, venendo così scomunicati, anche per il boicottaggio da loro operato ai danni dei corsi tenuti dai frati mendicanti.

Il francescano cardinale

A partire da 1257, come Ministro Generale, Bonaventura, preso da impegni del nuovo servizio, compì vari viaggi per l’Europa. Il suo obiettivo principale fu quello di conservare l’unità dei Minori, prendendo posizione sia contro la corrente spirituale (influenzata dalle idee di Gioacchino da Fiore e incline ad accentuare la povertà del francescanesimo primitivo), sia contro le tendenze mondane insorte in seno all’Ordine. Favorì l’inserimento dell’Ordine francescano nel ministero pastorale e nella struttura organizzativa della Chiesa; e nel Capitolo generale di Narbona del 1260, contribuì alla stesura delle prime norme applicative della Regola, dette appunto “Costituzioni Narbonensi”, che dovevano guidare la vita dell’Ordine.
Nello stesso Capitolo del 1260, gli venne affidato l’incarico di redigere una nuova biografia di san Francesco d’Assisi che, puntualmente presentò al Capitolo generale di Pisa del 1263, con il nome di Legenda Maior, che diventerà la biografia ufficiale nell’Ordine; mentre il Capitolo del 1266, riunito a Parigi, giunse a decretare la distruzione di tutte le biografie precedenti alla Legenda Maior. Negli ultimi anni della sua vita, Bonaventura intervenne nelle lotte contro l’aristotelismo e nella rinata polemica fra maestri secolari e mendicanti.

Il 13 giugno 1273, Papa Gregorio X consacrò Bonaventura Vescovo e Cardinale, con il delicato incarico di preparare un importantissimo evento ecclesiale: il Concilio Ecumenico di Lione 1274, che aveva come scopo il ristabilimento della comunione tra la Chiesa Latina e la Chiesa Greca. Egli si dedicò a questo compito con molta diligenza, ma non riuscì a vedere la conclusione di quell’assise ecumenica, perché morì durante il suo svolgimento, forse, a causa di un avvelenamento, stando almeno a quanto affermò in seguito il suo segretario, Pellegrino da Bologna.
Il futuro papa Innocenzo V celebrò le esequie del Cardinale Bonaventura, e venne inumato nella chiesa francescana di Lione. Nel 1434 la salma venne traslata in una nuova chiesa, dedicata a San Francesco d’Assisi; la tomba venne aperta e la sua testa venne trovata in perfetto stato di conservazione: questo fatto ne facilitò la canonizzazione, che avvenne ad opera del papa francescano Sisto IV, il 14 aprile 1482; mentre il 14 maggio 1588 venne insignito del titolo di dottore della Chiesa, da papa Sisto V. Il 14 marzo 1490, a seguito della ricognizione del corpo del santo a Lione, venne estratto il braccio destro, per donarlo alla sua città d’origine Bagnoregio, e nel 1491, fu collocata nella concattedrale di San Nicola. Oggi, pertanto, il santo braccio di san Bonaventura è l’unica reliquia al mondo, dopo la profanazione del suo sepolcro e la dispersione dei suoi resti eseguita dagli Ugonotti nel 1562.
La festa liturgica si celebra il 15 luglio, giorno della sua morte.

Le opere

Bonaventura è considerato uno dei pensatori maggiori della tradizione francescana, che grazie a lui si avviò a diventare una vera e propria Scuola di pensiero, sia dal punto di vista teologico che da quello filosofico. La produzione scientifica di Bonaventura è vastissima: occupa dieci grossi volumi (in-folio) nella monumentale edizione critica dei Frati di Ad Aquas Claras (Quaracchi – FI), 1882-1902. Il collegio di Quaracchi negli anni settanta del secolo scorso si è trasferito a Grottaferrata vicino Roma; e dal novembre 2008, nella nuova sede del convento Sant’Isidoro in Roma.
Poiché la produzione scientifica di Bonaventura è molto vasta sia per quantità che per varietà d’argomenti, si offre soltanto qualche titolo in base al carattere del contenuto. Di quelle teologiche: Commento ai quattro libri delle Sentenze di Pietro Lombardo (1250-1252); La conoscenza di Cristo (1254); Il mistero della Trinità (1255); Breviloquio (1257); Itinerario della mente verso Dio (1259). Tra quelle spirituali: La triplice via (1259-1269); Soliloquio (1257). Di quelle a carattere francescano: La leggenda maggiore di san Francesco (1262); La leggenda minore di san Francesco (1262).

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