Storie di Santità

Santo del giorno: San Fabio e compagni martiri

sanfabio

Le poche notizie sulla vita di san Fabio provengono dalla Passio Sancti Anthimi. San Fabio, era un discepolo di Sant’Antimo, il suo martirio è accomunato a quello dei suoi compagni: Massimo, Basso, Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo.

Fabio riprende il nome gentilizio latino “Fabius”, presente anche nel femminile Fabia, che pare essere un soprannome forse di origine etrusca, derivato da ‘faba’ la ‘fava’.
Di San Fabio singolarmente non si sa quasi niente, perché il martirio è accomunato ad un gruppo di martiri e confessori i cui nomi sono: Antimo prete, Massimo levita, Fabio, Basso suoi discepoli martiri sulla Via Salaria in Sabina, Sisinnio diacono, Dioclezio e Fiorenzo martiri ad Osimo nel Piceno, Faltonio Piniano e Anicia Lucina sposi, morti di morte naturale a Roma.

Gli inizi della missione

Alla fine del III secolo in Asia Minore per le sue insinuazioni, il presbitero Antimo e i suoi discepoli furono gettati in carcere su ordine del governatore Piniano, che dopo la morte del suo consigliere più fidato, Cheremone, si ammalò gravemente a causa dell’angoscia del lutto.
La moglie del governatore, Anicia Lucina, affascinata dalla nuova religione professata da Antimo lo fece liberare e, assieme ai discepoli, li fece condurre a palazzo per consultarlo e promise loro la libertà se Antimo avesse guarito il marito Piniano. Antimo rispose che sarebbe guarito solo se fosse diventato cristiano. Pininano così fece e Antimo riuscì ad intercedere col Signore per la guarigione e successivamente battezzò Piniano e tutta la famiglia.

L’arrivo a Roma

Qualche anno dopo Piniano ritornò a Roma, richiamato dall’imperatore Diocleziano, accompagnato da Antimo e i suoi discepoli; naturalmente ben presto si diffuse la notizia che Piniano aveva condotto con sé dei cristiani. Per sottrarli alle possibili persecuzioni, Piniano decise di allontanarli da Roma, mandandoli in due vasti poderi di sua proprietà. Il diacono Sisinnio con Dioclezio e Fiorenzo, andarono ad Osimo, mentre Antimo, Massimo, Basso e Fabio furono inviati presso la città sabina di Curi.

Antimo e i discepoli divisi in gruppi continuarono la loro missione evangelizzatrice ma, dopo l’ennesima guarigione di Antimo, vennero arrestati perché uno dei guariti, una volta convertito, in onore alla nuova religione abbracciata, distrusse l’idolo del dio Silvano, provocando una reazione furiosa dei pagani del luogo.

La prigionia e la morte

Dopo numerosi interrogatori, torture e prodigi Antimo fu decapitato l’11 maggio 305 e sepolto nell’Oratorio di Curi in cui era solito pregare; la stessa sorte toccò al suo erede nello zelo apostolico Massimo, decapitato il 19-20 ottobre 305 e sepolto nel suo Oratorio al XXX miglio della Salaria. Basso, invece, che intratteneva i fedeli incoraggiandoli, fu arrestato e avendo rifiutato di sacrificare a Bacco e Cerere, fu massacrato dal popolo nel mercato di Forum Novum; invece Fabio fu consegnato al console che dopo averlo fatto torturare, lo condannò alla decapitazione lungo la stessa via Salaria. Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo, sempre nel 305, non avendo voluto sacrificare agli dei, furono decapitati dal popolo.

 

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